L'INTUIZIONE DEL VUOTO
L'intuizione del vuoto e` strabiliante.
Intuirlo significa scoprire che il vuoto regna sovrano ovunque e che la realta` non e` che una manifestazione delle sue infinite possibilita`. Questo potenziale confonde la mente umana a causa della sua vastita`; ci lascia sgomenti quando accade di intravederlo fugacemente pur senza afferrarlo, il piu` delle volte lo si rifugge cercando inutilmente di annullarlo contenendolo all'interno di strutture che lo delimitino. Uno sforzo immane atto a creare un'illusione, un'illusione del limite, un'illusione che ci limita, un'illusione che e` limite.
Questa sembrerebbe un'attivita` priva di significato, in quanto il vuoto resta sempre presente, immutato ed immutabile; eppure sono questi stessi limiti a costituire la realta`, a definire le strutture che ne governano i fenomeni. Questa e` l'essenza stessa delle leggi della fisica, delle grandi civilta`, della fisiologia e psiche umana.
L'illusione da dissipare e` che per quanto complesse queste strutture possano divenire il vuoto non sara` mai inglobato ma continuera` ad inglobare, a creare e dar forma alla realta`. Qualsiasi struttura si cristalizzi, essa resta pur sempre una manifestazione del suo potenziale, non c'e` via di scampo.
La visione del vuoto
Il vuoto pur essendo un concetto assoluto di per se` puo` essere anche inteso in relazione a realta` specifiche.
Con questo intendo che, parlando del vuoto, lo si puo` intendere sia come lo stato di infinte potenzialita` da cui ogni realta` [struttura] ha origine o, qualora ci si riferisca ad un qualsiasi processo di creazione o mutazione che avvenga all'interno di una struttura cosi` creata, sia come lo stato di potenzialita` relative disponibili successivamente alla sua concretizzazione [cristallizzazione].
In entrambi i casi la natura del vuoto di per se` resta immutata, il vuoto non viene "scalfito" dalla cristallizzazione di una struttura, piu` che altro avviene un processo di relativizzazione delle sue possibilita`: e` come se avenisse uno shift di potenziale che rende alcune possibilita` altamente improbabili ed altre altamente probabili, ma e` propio in virtu` dell'infinita potenzialita` del vuoto che questo shift di potenziale e` possibile.
Per il vuoto tutto e` indifferente: il piccolo come il grande, l'attimo o l'eternita`, il caos o l'ordine.
Se la sua potenzialita` non fosse neutra non potrebbe neanche essere infinita, inoltre preferenze particolari implicherebbero che l'essenza del vuoto sia una struttura essa stessa, cioe` il vuoto non esisterebbe.
La creazione di una struttura delimita il vuoto pur senza distruggerlo in quanto, se lo distruggesse, ogni struttura diverrebbe immobile ed immutabile nello spazio e nel tempo. Sarebbe una cristallizzazione assoluta con potenziale creatore zero, dove non vi e` spazio per il divenire.
Anche il piu` insignificante e minuscolo dei cambiamenti ha come presupposto l'esistenza del vuoto, in quanto il vuoto non e` nulla se non pura` potenzialita`.
Se la potenzialita` del vuoto deve essere assoluta, quelle delle strutture non possono che essere relative.
Essendo ogni struttura "figlia" del vuoto, la sua essenza ultima restera` pur neutra, se guardata "dal di fuori", ma tutto all'interno di essa - ed essa stessa - acquistera` valore e relativita` specifiche. Non di meno la sua relativita` non e` comunque illusione bensi` realta`, la sola realta`. Ogni struttura non puo` che essere relativa a se stessa, cosi` come tutto cio` che finisce o viene a crearsi al suo interno.
Questo sembrerebbe un paradosso: come puo` il vuoto, essendo assoluto, divenire relativo ad una struttura? Semplicemente perche`, come accennato in precedenza, la struttura non sostituisce il vuoto ma si sovrappone ad esso. Il vuoto e` come un proto-medium che resta inalterato ed impregna ogni cosa, allo stesso tempo tutto cio` che rientra all'interno di una struttura avra` un limitato accesso alle sue infinite potenzialita`: piu` una struttura diviene complessa, o piu` strutture vengono a sovrapporsi, piu` l'accesso alle potenzialita` viene a restringersi.
Vorrei pero` ribadire: questo non significa che l'accesso ad alcune potenzialita` diviene impossibile, piuttosto che diviene altamente improbabile. Se il vuoto ha infinite potenzialita` non ha senso parlare di impossibile almeno che non avvenga una cristalizzazione assoluta, il che significherebbe l'inalterabile scomparsa del vuoto, del tempo, dello spazio come li conosciamo noi.
Ma cosa sono queste "strutture"?
Come dicevo le strutture sono il concretizzarsi delle potenzialita` del vuoto, una cristallizzazione dell'energia che avviene quando una di queste potenzialita` supera una certa soglia energetica.
Essendo idissollubilmente collegata al vuoto questa energia in eccesso non puo` che divenire. Durante questo processo entra in contatto casuale con altre potenzialita` e casualmente una -piuttosto che un'altra- verra` attivata, le due interagiranno iniziando il processo di cristallizzazione dell'energia in una struttura -piuttosto
che un'altra-. Man mano che questo processo continua l'accesso
alla natura di alcune potenzialita` diverra` sempre piu`
ristretto, rendendo cosi` possibile la stabilita` pur rimanendo impregnato dal vuoto originario. Non ci si chiede piu` quindi cosa sia possibile o no ma quanto qualcosa sia probabile o meno.
Nel caso del nostro sistema universale, ad esempio, si e` passati dalla cristalizzazione dell'energia, poi delle quattro forze fondamentali, poi della materia, dei sistemi cosmici... arrivando all'uomo, il quale di per se` ha creato un nuovo tipo di realta`: quella psichica. Una realta` altamente relativa ma, vista dal punto di vista del vuoto, non meno reale dei muri di casa nostra, essendo comunque entrambe espressioni delle potenzialita` del vuoto.
Ora, avendo specificato che la natura del vuoto resta comunque inalterata, si puo` cominciare con minor rischio ad intendere il vuoto in relazione alle diverse realta`, in particolare a quelle su cui voglio concentrarmi nei mie lavori, cioe` quella psichica e quella relativa ai processi informativi. Ad esempio parlero` di
vuoto psichico riferendomi alle potenzialita` che il genere umano (o un singolo individuo) ha di sviluppare certi processi mentali, certe idee o qualsiasi altra cosa attinente alla vita psichica.
Ogni processo mentale, ogni pattern di comportamento, ogni
singolo pensiero non e` che la cristalizzazione di energia (psichica in questo caso) in strutture piu` o meno rigide, piu` o meno dinamiche.
Per essere precisi: la natura dell'energia e della
cristallizzazione di per se` e` sempre la stessa, cio` che accade e` che relativizzandosi entrambe cambiano aspetto, restando immutate nell'essenza. Parlando di energia psichica parlo quindi di una energia intesa in senso relativo, diversa dalle altre poiche` in relazione ad un diverso apparire ai nostri sensi del medium di supporto, ma i cui processi e la cui natura sono in senso assoluto i medesimi in ogni caso.
Un parallelo si potrebbe fare con la diversita`
dei colori cosi` come li percepiscono i nostri occhi, la cui
diversita` pur essendo reale e` relativa alla nostra percezione, ed il cui medium resta il medesimo (onde elettromagnetiche) seppur cambi la lunghezza d'onda e l'effetto che produce sul
nostro sistema visivo.
Quando due sistemi entrano in contatto le
potenzialita` relative di entrambi entrano ugualmente in contatto
stimolandosi a vicenda. Cio` fa si che una nuova potenzialita`
superi la soglia critica, divenendo a sua volta realta` relativa,
entrando in contatto con nuove strutture e cosi` via.
Qualcuno potrebbe essere spinto a domandare: "Tutto allora e` caso? L'uomo non e` che una manifestazione di questo bollire energetico?".
No. Innanzitutto non dimentichiamo che anche
il caso si relativizza, in quanto il numero di scelte viene
comunque delimitato dalle strutture preesistenti; secondo, nel
caso del genere umano, non dimentichiamo l'esistenza di due
strutture chiamate coscienza e volonta`, le quali pur essendo
relative sono comunque reali, due delle strutture della vita
psichica. La coscienza ci permette di distinguere, la volonta` di
scegliere ed agire.
Non dimentichiamo inoltre che: tutto cio` che
diviene reale si relativizza, ma anche che: tutto cio` che si
relativizza diviene reale. Questo perche` la comparsa di una
relativita` necessariamente implica che sia stata compiuta una
scelta "fuori" dalle infinite che il vuoto fornisce. Un'idea sicuramente appare diversa da un muro ma lo e` solo in relazione alla nostra percezione del medium di supporto. La relativita` non e` illusione bensi` realta`.
Da un certo punto di vista tutto diviene privo di senso, poiche` neutro e senza fine; allo stesso tempo si impara ad accettare la relativita` del pensiero umano, della morale o qualsiasi altra cosa, poiche` esse sono cio` che costituisce la realta`.
Per scendere allo spicciolo: le cose hanno il senso che noi le diamo e le verita` che noi creiamo sono vere; l'uomo e` il dio della propria realta`, ma un dio relativo che non puo` comunque sottrarsi alle strutture di cui esso stesso e` parte (tipo le leggi fisiche). Relativizzare e` un po' il senso della nostra vita, la realta` della nostra vita psichica. Continuare a cristallizare strutture fuori dal vuoto.
La coreografia del vuoto
Per il puro scopo di rendere piu` agevole il lavoro attraverso
la schematizzazione e` lecito distinguere quattro tipi di vuoti
relativi: quello relativo allo SPAZIO, cioe` al volume dello
studio in cui ci si puo` effettivamente muovere, dove la
coreografia prende forma fisicamente; quello relativo al CORPO,
cioe` alle potenzialita` di movimento fisico, la personale
capacita` ossea e muscolare di creare forme e movimenti; quello
relativo alla PSICHE, cioe` alle potenzialita` di generare idee e
costrutti teorici, di effettuare diverse scelte artistiche che
guidino il lavoro coreografico; quello relativo ai SENSI, cioe`
relativo alla natura sensoriale del percipiente, alle possibilita`
di interpretazione del lavoro artistrico da parte del pubblico.
Entrando in uno studio la vastita` delle potenzialita` di questi
quattro vuoti e` soverchiante, ci si sente sgomenti di fronte ad
un oceano di scelte che ci si para innanzi. E` facile perdersi in
questa vastita`, il piu` delle volte si finisce col restare
invischiati in una rete di scelte casuali, in un pantano di caos.
Come evitare tutto cio`? L'unico sistema e` quello di ridurre l'eccesso
di potenzialita`, di focalizzare le scelte in una ristretta
direzione. Necessaria e` la creazione di almeno una struttura
generale che inglobi ed ordini il processo di creazione poiche`,
come ho spiegato in precedenza, ogni struttura equivale per
essenza ad una limitazione all'accesso delle potenzialita` del
vuoto. E` soprattutto importante avere delle strutture che
delimitino il vuoto psichico. Essendo questo dei quattro vuoti quello
piu` difficile da gestire bisogna, se non limitare l'immaginazione,
perlomeno limitare i soggetti ed i contesti. La limitazione del
vuoto fisico e` indispensabile qual'ora si voglia lavorare con
uno stile coreografico preciso e qual'ora si voglino rispettare i
parametri estetici di una certa epoca o di una certa cultura. La
limitazione del vuoto spaziale significa creare strutture o
pattern nello spazio che rendano una coreografia riconoscibile
come tale ed atta ad essere apprezzata dalle strutture cognitive
umane. La mente tende a prediligere l'ordine in rispetto al caos,
cio` significa ad esempio che una coreografia con spostamenti
nello spazio di ordine geometrico e` piu` facilmente apprezzata
di una serie di spostamenti puramente casuali e disordinati. E`
come la differenza che vi e` tra il rumore e la musica: la musica
ci rilassa, il rumore ci fa venire il mal di testa.
Una coreografia puo` essere focalizzata con diversi equilibri
sulla rigita` o l'importanza di ciascuna di queste quattro
strutture relative allo spazio, al corpo, alla psiche o alla
percezione. Faccio un esempio: il lavoro di Cunningham ha una forte
rigidita` nelle strutture fisiche e spaziali (cioe` formale), le
quali divengono predominanti sebbene dietro ad esse vi siano
delle strutture psichiche che le hanno generate. Pina Bausch
lavora ponendo una forte enfasi sulle strutture psichiche che
influenzano le sue coreografia e ne divengono la caratteristica
essenziale, sebbene anche strutture fisiche e spaziali siano
presenti e visibili.
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